Il carcinoma tiroideo oggi, epidemiologia e scenario

Nelle ultime decadi l’epidemiologia della patologia nodulare tiroidea si è modificata, con un aumento progressivo del riscontro di noduli tiroidei nella popolazione adulta.

Nel territorio italiano la prevalenza dei noduli tiroidei in questa popolazione è del 50% con picchi fino al 75% in alcune regioni (1). A fronte dell’incremento di prevalenza dei noduli si riscontra un’analoga tendenza alla crescita dell’incidenza dei tumori della tiroide.

L’aumento osservato è più marcato nelle donne (8.1%/anno) rispetto agli uomini ( 6.2%/anno) (3). Questo andamento si osserva anche in altre nazioni pur nella variabilità geografica del fenomeno con un incremento globale medio del 58.1% con l’eccezione della Svezia ove si registra una diminuzione del 18% per entrambi i sessi (4).

Se da un lato l’incremento dei tumori tiroidei è dato in gran parte da forme localizzate e non aggressive, tuttavia si inizia già a registrare una tendenza parallela all’aumento dei tumori con istotipo aggressivo, di grandi dimensioni, con estensione locale e metastasi a distanza (5).

I tumori di dimensioni maggiori di 6 cm hanno più che raddoppiato la loro incidenza (6). Anche i tassi di mortalità mostrano una tendenza all’incremento. Negli Stati Uniti negli ultimi 15 anni la mortalità è aumentata di circa lo 0.8% l’anno (2). Oggi, il tumore della tiroide rappresenta negli USA il 5° più frequente tumore nella donna. Questo aumento d’incidenza dei tumori tiroidei potrebbe essere spiegato, ma non completamente dalla maggiore accuratezza e diffusione dei moderni mezzi diagnostici e di analisi istopatologica (6).

 

Lo scenario in Italia

In Italia si registra uno degli aumenti più marcati dell’incidenza del tumore della tiroide (7), con una prevalenza delle forme di tipo papillare e una distribuzione simile in entrambi i sessi (8). Un’ampia variabilità nei tassi d’incidenza si osserva nelle diverse regioni italiane, con un massimo a Ferrara (37,5/100.000) e un minimo nel Trentino Alto Adige (7,3/100.000) nel periodo 2001 – 2005 (8).

Tale distribuzione è attribuita da alcuni a differenze nell’accesso al sistema sanitario, mentre altri invocano la possibilità di un’influenza di fattori ambientali (9).

Il fattore di rischio ambientale riconosciuto per i tumori tiroidei è l’esposizione a radiazioni ionizzanti, in particolare nell’infanzia (10). Tale esposizione può essere professionale o derivare da incidenti atomici ma è stato suggerito che anche l’esposizione a esami diagnostici (11) o alla radioattività naturale legata a particolari situazioni geo-ambientali (es. terreni vulcanici o aree geotermiche) possa aumentare il rischio di tumore tiroideo (9).

Il deficit di iodio è uno dei principali fattori coinvolti nella patogenesi del gozzo (semplice o nodulare) come dimostrato dalla riduzione della prevalenza dello stesso dopo le campagne di iodo-profilassi (12). Tuttavia, la relazione tra deficit di iodio e incidenza del tumore tiroideo rimane controversa.

E’ stato documentato che il rischio di tumore tiroideo è influenzato dalla componente genetica più di ogni altro tumore (13). Fattori genetici ed epigenetici e l’iterazione tra questi sono implicati nella tumorigenesi dei noduli benigni e dei carcinomi e influiscono nell’aggressività tumorale (14). Un differente substrato genetico nelle differenti popolazioni (15) potrebbe contribuire all’eterogeneità epidemiologica osservata nel mondo. Il patrimonio genetico potrebbe inoltre rappresentare il terreno predisponente su cui i fattori ambientali agiscono.

Pertanto, fattori ambientali, genetici, epigenetici, nutrizionali, economici e sociali rappresentano i molteplici elementi che dovranno essere identificati nel singolo paziente per arrivare alla medicina personalizzata (precision medicine).

Anche la diversa distribuzione di risorse e di tecnologia può essere un elemento di difformità nella gestione dell’individuo affetto da tumore della tiroide e può rappresentare uno degli ostacoli all’applicabilità dei protocolli internazionali nella pratica quotidiana.

Dall’interazione di questi elementi nasce un quadro complesso, la cui gestione ottimale può derivare solo dalla collaborazione equilibrata tra tutte le parti in causa (medici specialisti e di medicina generale, pazienti e loro associazioni, le istituzioni sanitarie). Se da un lato le innovazioni diagnostiche e terapeutiche possono essere una risorsa preziosa dall’altro, un loro utilizzo indiscriminato porta a un aumento dei costi senza necessariamente un maggior beneficio per i pazienti in termini di qualità dell’assistenza.

 

Bibliografia

  1. Durante C, Cava F, Paciaroni A, Filetti S. 2008 Benign thyroid nodules: diagnostic and therapeutic approach. Recenti Prog Med.;99(5):263-70.
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  3. Leenhardt L, Grosclaude P, Chérié-Challine L; Thyroid Cancer Committee. 2004 Increased incidence of thyroid carcinoma in france: a true epidemic or thyroid nodule management effects? Report from the French Thyroid Cancer Committee. Thyroid;14(12):1056-60.
  4. Kilfoy BA, Zheng T, Holford TR, Han X, Ward MH, Sjodin A, Zhang Y, 2008 International patterns and trends in thyroid cancer incidence, 1973-2002. Cancer Causes Control.;20(5):525-31
  5. Aschebrook-Kilfoy B, Grogan RH, Ward MH, Kaplan E, Devesa SS. 2013 Follicular thyroid cancer incidence patterns in the United States, 1980-2009.Thyroid;23(8):1015-21
  6. Morris LG, Myssiorek D. 2010Improved detection does not fully explain the rising incidence of well-differentiated thyroid cancer: a population-based analysis. Am J Surg.;200(4):454-61.
  7. McLeod DS, Sawka AM, Cooper DS. 2013 Controversies in primary treatment of low-risk papillary thyroid cancer. 23;381(9871):1046-57.
  8. Lise M, Franceschi S, Buzzoni C, Zambon P, Falcini F, Crocetti E, Serraino D, Iachetta F, Zanetti R, Vercelli M, Ferretti S, La Rosa F, Donato A, De Lisi V, Mangone L, Busco S, Tagliabue G, Budroni M, Bisanti L, Fusco M, Limina RM, Tumino R, Piffer S, Madeddu A, Bellù F, Giacomin A, Candela G, Anulli ML, Dal Maso L; AIRTUM Working Group. Changes in the incidence of thyroid cancer between 1991 and 2005 in Italy: a geographical analysis. Thyroid. ;22(1):27-34.
  9. Malandrino P, Scollo C, Marturano I, Russo M, Tavarelli M, Attard M, Richiusa P, Violi MA, Dardanoni G, Vigneri R, Pellegriti G. 2013 Descriptive epidemiology of human thyroid cancer: experience from a regional registry and the “volcanic factor”. Front Endocrinol (Lausanne). 4;4:65.
  10. Schlumberger M, Cailleux AF, Suarez HG, de Vathaire F. 1999 Irradiation and second cancers. The thyroid as a case in point. C R Acad Sci III. ;322(2-3):205-13
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  12. Zaletel K, Gaberscek S, Pirnat E. 2011Ten-year follow-up of thyroid epidemiology in Slovenia after increase in salt iodization. Croat Med J. 15;52(5):615-21.
  13. Goldgar DE, Easton DF, Cannon-Albright LA, Skolnick MH. 1994 Systematic population-based assessment of cancer risk in first-degree relatives of cancer probands. J Natl Cancer Inst. 1994 Nov 2;86(21):1600-8.
  14. Xing M, Alzahrani AS, Carson KA, Viola D, Elisei R, Bendlova B, 2013 Association between BRAF V600E mutation and mortality in patients with papillary thyroid cancer. JAMA;309(14):1493-501.
  15. Damiola F, Byrnes G, Moissonnier M, Pertesi M, Deltour I, Fillon A, Le Calvez-Kelm F, Tenet V, McKay-Chopin S, McKay JD, Malakhova I, Masyakin V, Cardis E, Lesueur F, Kesminiene A. 2013 Contribution of ATM and FOXE1 (TTF2) to risk of papillary thyroid carcinoma in Belarusian children exposed to radiation. Int J Cancer. 1;134(7):1659-68.
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