Pubblicate le nuove linee guida ATA

Sono state pubblicate le nuove linee guida dell’American Thyroid Association per la gestione dei pazienti con noduli tiroidei e dei pazienti con carcinoma differenziato della tiroide (Haugen BR, Alexander EK, Bible KC, Doherty G, Mandel SJ, Nikiforov YE, Pacini F, Randolph G, Sawka A, Schlumberger M, Schuff KG, Sherman SI, Sosa JA, Steward D, Tuttle RM, Wartofsky L. 2015 American Thyroid Association Management Guidelines for Adult Patients with Thyroid Nodules and Differentiated Thyroid Cancer. Thyroid. 2015 Oct 14).

Le linee guida sono state aggiornate sulla base delle più recenti evidenze scientifiche e hanno l’obiettivo di guidare i medici nella gestione diagnostica e terapeutica dei pazienti con noduli tiroidei e con carcinoma differenziato della tiroide.

In questo video il Prof. Furio Pacini dell’Università di Siena presenta le novità contenute nelle linee guida in quanto membro della commissione di esperti che le hanno redatte.

Le nuove linee guida dell’American Thyroid Association hanno preso in considerazione praticamente tutti gli aspetti della diagnosi e della terapia dei tumori della tiroide. Le novità sono molte. Le più importanti, a mio avviso, sono sia sul piano diagnostico che terapeutico. Sul piano diagnostico, la raccomandazione di non eseguire più l’agoaspirato indistintamente a tutti i noduli tiroidei che si trovano nel nostro Paese – che se uno facesse l’ecografia a tutti i cittadini sarebbero più del 30% della popolazione – ma di farlo solo a quelli che hanno caratteristiche di rischio tumorale. A livello terapeutico, invece, è passato il concetto di applicare una terapia individuata sul rischio di quel singolo paziente, e non più generalizzata solo perché la diagnosi è “cancro della tiroide”. In altre parole, se fino a 5 anni fa chiunque veniva diagnosticato col tumore della tiroide veniva trattato con tiroidectomia totale chirurgica, iodio radioattivo post-chirurgico e terapia soppressiva, adesso questo non dovrebbe più essere fatto, ma la terapia deve essere individualizzata in base al rischio individuale di quel singolo paziente. Come si fa a caratterizzare il rischio individuale del paziente? Si guardano i parametri clinici pre-intervento, si guarda l’esame istologico fatto sul tumore una volta asportato e, sulla base di questi elementi noi definiamo un paziente “a basso rischio”, che sarà trattato in maniera molto blanda, e paziente “ad alto rischio”, che invece sarà trattato in maniera aggressiva.

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